un sito a cura d i Enrico Baccarini


 

 

Il Santo Calice è custodito dal 1916 nella Cappella omonima, nella Cattedrale di Valencia, che era l'antica aula capitolare.Come sempre,non ci soffermeremo a descriverla completamente,perchè chiunque potrà trovare notizie se lo volesse e se ne sentisse motivato.Ci limiteremo a fornire quelle particolari 'note' che hanno catturato la nostra attenzione.Lo scopo principale della Cappella era di servire come Cattedra di Teologia e come cripta dei prelati e dei canonici.

 

Successivamente,cessando queste funzioni,si dedicò una Cappella al Cristo della Buona Morte.

La Cappella, in stile gotico fiorito, è bellissima e risente dei suoi secoli, delle sue vicissitudini.Fu realizzata tra il 1365-'69 dal vescovo Vidal de Blanes, sepolto nell'antistante corridoio. In essa si celebrarono processi del Regno e si diedero lezioni di teologia.E' a pianta quadrata(13 metri di lato) ed è alta 16 metri.Le sue pareti sono lisce, di pietra lavorata.La parte che ovviamente colpisce subito è l'urna dov'è custodito il Santo Calice, al centro in un retablo di alabastro che costituiva la parte posteriore del Coro della Cattedrale (XV secolo), dato che questa cappella non subì danni durante la riforma neoclassica del XVIII secolo.
 
 
 
L'opera scultorea è divisa in scene inferiori corrispondenti all'Antico Testamento, e scene superiori corrispondenti al Nuovo Testamento. Nel complesso spiccano le figure dei Dodici Apostoli realizzate dal fiorentino Giuliano Poggibonsi, allievo del Ghiberti realizzatore della Porta del Paradiso a Firenze (nel Battistero di San Giovanni. La Cappella è coperta da una volta a crociera nervata a forma di stella di incredibile bellezza, le cui nervature si prolungano fino ad adagiarsi su alcune mensole policrome.


Nelle chiavi di volta sono presenti i Dodici Apostoli e, nella chiave centrale, l'Incoronazione della Vergine dopo l'Assunzione, mistero peculiare di questa Cattedrale. Un altro artista italiano ha lavorato al dipinto dell'Adorazione dei Re Magi (1427) e su un'altra parete spiccano le catene che chiudevano il porto di Marsiglia e che furono ivi portate dal re Alfonso il Magnanimo nel XV secolo, quando espugnò la città. All'interno del complesso ritroviamo anche lo strumento usato per romperle. Quando il re fece dono del Santo Calice a questa Cattedrale il 18 marzo 1437,consegnò anche varie altre reliquie e in segno di devozione alla Coppa che gli aveva portato 'fortuna', anche i 'trofei' della vittoria. Una scritta color vermiglio spicca vivacemente sulla parete,sotto le catene. Lungo le pareti si trovano antichi sedili in pietra oggi consunta (essendo stato questo locale nel passato la sala Capitolare dei monaci), il pavimento è molto rovinato, mantenendo comunque il suo fascino arcano e di rara la bellezza. In due punti, al lato destro e sinistro del 'retablo', si può incontrare una pietra che reca due curiosi 'ovali': si dice che siano le impronte delle ginocchia dei pellegrini.. La pietra ha però un colore diverso dal resto delle mattonelle e l'ovale sembra 'ritagliato' nel suo contorno.


 

Il corridoio

Appena entrati nella Cattedrale, a destra si trova un cartello che indica la Cappella del Santo Calice e un breve corridoio di accesso, realizzato nel 1496 da Pere Compte per collegare l'aula antica con il resto dell'edificio. L'accesso alla Cappella del Graal è possibile anche da un'altra entrata, interna sempre alla cattedrale, passando per il Museo cattedralizio. La porta è in stile gotico, lavorata dallo stesso architetto che ha realizzato il corridoio, Pere Compte. Il corridoio merita di essere osservato qualche istante: a sinistra si trova, in particolare, il sepolcro del vescovo Vidal de Blanes, che fu il costruttore della sala capitolare, oggi Cappella del Graal. Alzando lo sguardo al soffitto, si noterà una volta interessante, integrata da otto medaglioni con altrettanti motivi simbolici convergenti verso quello centrale, vuoto, il tutto 'raccordato' da costolonature ai quattro angoli del locale. Le pareti del corridoio riportano segni e graffiti, forse 'ricordi' lasciati dai visitatori che si sono succeduti nel corso del tempo.

 

 


 


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