un sito a cura d i Enrico Baccarini
La vera storia del Santo Graal


di Sandra Miesel

Articolo pubblicato su Crisis Magazine - Settembre 2004 con il titolo " The Real History of the Holy Grail"

 

Misterioso e glorioso, il Santo Graal simboleggia un inafferrabile oggetto del desiderio.

Sebbene oggi sia solitamente identificato come il calice dell'Ultima Cena cercato dagli eroi arturiani, il Graal è stato descritto come un piatto, un ciborium e perfino come una pietra bianca. In effetti per molto tempo il suo nome ha avuto un significato piuttosto mondano.

Il termine Graal appartiene al francese antico e deriva dal latino gradale (per gradi), si riferisce ad un piatto profondo in cui venivano servite le pietanze - portata dopo portata - in un banchetto medievale. Il termine è usato per la prima volta in inglese ("Grail") nel 1330 con pronunce diverse:greal e graile.  Le Morte D’Arthur di Sir Thomas Malory (1470) traduce “Holy Grail” ("Santo Graal") sia come "Sankgreal” che “Holy Grayle.”

Egli a volte attribuisce a “Sankgreal”  una falsa etimologia, dal francese sang real (sangue reale), cioé "il santissimo sangue di Gesù Cristo".

Questo graal - non ancora "santo"- fa la sua comparsa nel Conte del Graal (conosciuto anche come Perceval), un romanzo cavalleresco francese di Chrétien de Troyes  scritto nel tardo 12° secolo. Il graal di Chrétien è un grande piatto prezioso contenente un'ostia che una fanciulla porta durante un banchetto presso un castello incantato. Il re che presiede il banchetto è stato ferito ai genitali e il suo paese è una landa desolata a causa della sua infermità. Né lui né il suo paese possono essere guariti a meno che il giovane eroe del poema, Perceval, domandi: " A chi viene servito il Graal?"

Il poema di Chrétien rimase incompiuto. Quattro sconosciuti autori cercarono di terminarlo. Ma nel 1200 circa un poeta borgognone chiamato Robert de Boron  ampliò con successo la storia, sebbene questa sopravviva solo in una prosa conosciuta come Didot- Perceval. Robert trasforma il graal da piatto a coppa dell'Ultima Cena (in cui serve da ciborium piuttosto che da calice) e il re viene ferito dalla  sacra lancia di Longino che trafisse il costato di Gesù. Robert aveva precedentemente scritto Giuseppe d'Arimatea in cui la sacra coppa, che aveva anche raccolto il sangue di Cristo alla deposizione dalla croce, nutriva Giuseppe nei 43 anni di prigionia. Dopo varie peripezie in medio oriente, il figlio di Giuseppe porta il Graal in Inghilterra dove i suoi familiari diventano i custodi ereditari del Graal e antenati di Perceval.

Il materiale di Robert fu incorporato nel cosiddetto ciclo arturiano in prosa (1215-35). La parte intitolata La Queste del Saint Graal mostra l'influenza cistercense e probabilmente è stata scritta da un monaco. Questa è la versione più esplicitamente cristiana della leggenda del Graal poiché fa della ricerca un'odissea spirituale che solo i più virtuosi possono portare a termine. Qui il Graal - originariamente il piatto in cui veniva servito l'agnello pasquale - sta a significare la grazia divina.

Il ciclo arturiano fu la fonte maggiore per Malory, la cui opera Le Morte D’Arthur è il racconto "canonico" della storia per gli oratori inglesi. Sia nel ciclo arturiano che in Malory, Sir Perceval/Percivale è uno dei tre cavalieri più puri della Tavola Rotonda. Insieme a Sir Bors e all'irreprensibile Sir Galahad, egli ha il privilegio di prendere parte al rituale del Graal e di ricevere la Santa Comunione dalle mani dello stesso Gesù. Galahad guarisce il re ferito con il sangue di Cristo che stilla dalla sacra lancia. Infine, la compagnia del Graal vede la coppa e la lancia tornare in cielo. Galahad muore subito dopo, Perceval muore un anno dopo essere diventato eremita, e Bors ritorna a Camelot per raccontare la loro storia. Il Santo Graal ora non è più a portata di mano. 

Fra Chrétien e Malory, i romanzi cavallereschi si diffusero in tutta Europa dall'Italia alla Spagna fino all'Islanda e portarono con loro la storia del Santo Graal. Il poeta tedesco Wolfram von Eschenbach trasformò il materiale in modo originale per il suo Parzival (1210) Il Graal di Wolfram è una misteriosa pietra bianca forse tratta da un oggetto magico descritto in un romanzo su Alessandro il Grande. Questo Graal è chiamato il lapsit exilis, probabilmente una storpiatura in latino per "piccola pietra". Portata sulla terra dagli angeli all'epoca della caduta di Lucifero, essa genera qualunque cibo e bevanda che i convitati nel castello desiderino, risuscita i morti, cura i malati, e mantiene giovani coloro che la posseggono. Ogni tanto i nomi dei bambini chiamati a servire il Graal appaiono scritti sulla pietra. I ragazzi rimangono celibi e diventeranno cavalieri del santo Graal, conosciuti anche come Templari, ma le ragazze alla fine possono sposarsi. Ogni Venerdì Santo una colomba celestiale posa un'Ostia sulla pietra per nutrire il re ferito. Solo quando il suo giovane e ottuso nipote Parzival alla fine chiede: "Caro zio, cosa ti affligge?", il re viene guarito. Il Graal sceglie Parzival come futuro re.

Le innovazioni di Wolfram  non diventeranno mai la norma. Anche la versione dell'opera di Richard Wagner, Parsifal (1882), ripropone il Graal come calice, che è ciò che il suo pubblico si aspettava di vedere. L'eroe di Wagner, oltre ad avere il nome scritto diversamente, è vergine e non più un uomo sposato. Il Lohengrin di Wagner (1850), che vede come protagonista il figlio di Parsifal, è solo marginalmente una storia sul Graal.

Wagner non era certo il solo a trarre ispirazione dal Graal. Sebbene la predilezione per i romanzi cavallereschi si spense dopo il rinascimento, l'epoca Romantica li riscoprì, così come riscoprì il Medioevo. Il ciclo poetico di Alfred Lord Tennyson, Gli idilli del re (completato nel 1885) riuscì a creare un revival quasi da solo. Diventò il soggetto preferito dai Preraffaelliti e da altri artisti vittoriani. I Vittoriani addirittura inventarono una leggenda popolare secondo la quale il Graal giaceva nascosto nel pozzo di Glastonbury macchiandone di rosso le pietre.

L'impatto letterario delle leggende del Graal si protrasse fino al 20° secolo. “The Wasteland” di T. S. Eliot (1925) usa il Graal come metafora del mondo moderno. Charles Williams descrive un conflitto moderno tra bene e male introducendo il Graal nel suo romanzo  War in Heaven (1930), mentre le sue opere poetiche Taliessin through Logres (1938) e The Region of the Summer Stars (1944) sono rifacimenti metafisici dei romanzi cavallereschi. Nova di  Samuel R. Delany (1968) associa il Graal alla balena bianca di Melville e ne fa una fonte di energia fantascientifica. La landa desolata è Hollywood nel Lancelot di Walker Percy (1978), ma Las Vegas svolge lo stesso ruolo in Last Call di Tim Powers (1992). Moles cerca una pietra bianca simile al Graal nella storia della bestia parlante di William Horwood,  Duncton Wood (1980).

I film sono ricorsi alla stessa fonte in modi diversi: farsa in Monty Python e il Sacro Graal (Monty Python and the Holy Grail) 1975, fantasia romantica in Excalibur (1981), avventura in  Indiana Jones e l'ultima crociata (Indiana Jones and the Last Crusade ) 1989, e favola moderna in Il re pescatore (The Fisher King) 1991.

Questo piccolo campionario di opere tratte dalle storie del Graal rende testimonianza alla straordinaria ricchezza del simbolo. Da esso sono venuti miti universali: recipienti inesauribili, cibo miracoloso, l'unione fra re e terra oltre a specifici elementi  di alcune culture indo-europee, tutte plasmate dalla cristianità medievale.

Le origini del Santo Graal

Gli studiosi concordano sulle origine celtiche del Graal. Il principale sostenitore di questa opinione è lo studioso arturiano Roger Sherman Loomis il cui libro The Grail: From Celtic Symbol to Christian Myth (1963) lo fa risalire alle storie irlandesi di calderoni e boccali che mai si prosciugano così come ai racconti dei viaggi verso il Felice Altromondo. La fanciulla che porta il Graal rappresenta la sovranità dell'Irlanda, una donna che dà la sua coppa solo a chi ne è degno. Questi elementi furono trasmessi al Galles, poi alla Britannia, e i cantastorie bretoni li diffusero nella Francia del nord dove apparvero per la prima volta i romanzi medievali. Loomis sostiene che il materiale è stato alterato da incomprensioni e dal processo orale: non c'era nessun mito del Graal "originale".

Una teoria più recente e controversa è proposta da C. Scott Littleton e Linda A. Malcor in  From Scythia to Camelot (1994). Essi fanno risalire i motivi del Graal all'antico popolo della Crimea, gli Sciti, la cui simbolica coppa della sovranità cadde dal cielo e i cui moderni discendenti della ex Unione Sovietica ancora narrano storie su una coppa sovrannaturale che giudica i meriti degli eroi - tra i quali vi è una figura per molti versi simile ad Artù.

Si ritiene che questi miti siano stati portati in Europa da due ondate di invasioni barbariche durante l'epoca romana: la prima fu quella dei Sarmati che furono mandati in Britannia nel secondo secolo e la seconda fu quella degli Alani che si stabilirono in Britannia e Provenza nel 5° secolo. E' probabile che le loro antiche storie si siano mischiate con avvenimenti storici quali il saccheggio di preziosi arredi sacri, forse anche il saccheggio del tempio ebraico, che ebbero luogo durante il sacco di Roma del 410. Littleton e Malcor vedono quest'ultimo evento come l'origine della storia del Graal.

Ma fu il collegamento con la Santa Eucarestia che fissò il Graal nell'immaginazione medievale. Gli antichi miti non avrebbero mai potuto ottenere tale popolarità senza la cristianizzazione che li adattò alla iconografia medievale e alla pratica devozionale.

Gli artisti medievali illustrarono le storie sul Graal con i costumi, gli arredi e l'ambientazione del loro tempo, così come facevano con le scene della Bibbia o dell'antichità classica. Come calice eucaristico, il Graal doveva assomigliare a quelli veramente usati nella liturgia. Gli "accessori " del Graal come la sacra lancia e la spada spezzata di Davide riparata da Galahad ricordano le reliquie, le offerte votive di armi, e le insegne reali conservate nelle chiese.

Oltre al suo uso nell'Ultima Cena - la prima messa - si riteneva che il Graal fosse stato usato per raccogliere il sangue del Signore crocifisso. Il motivo del "calice presso la croce" che era emerso alla fine del primo millennio mostra un calice che raccoglie solo sangue, portato dagli angeli, o dalla mano di una donna allegorica che rappresenta l'Eucarestia ( la Chiesa) che tiene una specie di bastone pastorale con l'altra mano. Sicuramente questo riecheggiava la figura femminile che portava il Graal.

Le storie sul Graal apparvero proprio nel momento in cui la devozione eucaristica cominciava a diffondersi, espressa nell'elevazione dell'ostia durante la messa, nelle processioni Corpus Christi, nelle parabole dei predicatori e nelle storie di miracoli. Ostie che levitavano, sanguinavano, unico cibo dei santi, spesso apparivano nei miracoli eucaristici e nelle avventure del Graal. Si credeva che la devozione all'ostia elevata o esposta comunicasse non solo la grazia ma benessere e protezione, così come succedeva anche con il Graal.

La chiesa medievale non prese una posizione ufficiale sulle storie del Graal. Ma la cattedrale di Valencia sostiene di possedere il vero calice, una coppa di pietra rossa dell'epoca di Cristo trasformata in splendido calice durante il medioevo. La sua leggenda - che non deve niente ai romanzi cavallereschi - sostiene che fu inviata in Spagna dal martire romano S. Lorenzo. Donata alla cattedrale nel 1437, è custodita in una speciale cappella e fu una volta usata per la messa da Papa Giovanni Paolo II.

Le storie si moltiplicano

Nonostante le origini mitologiche, gli abbellimenti letterari e le fantasie popolari, il Santo Graal divenne saldamente collegato alla dottrina cattolica della Presenza Reale. E' Gesù e nessun altro colui che il calice contiene, "Corpo e Sangue, Anima e Divinità". Consideriamo il momento saliente di La Queste del Saint Graal (nella traduzione di P. M. Matarasso). I valorosi re che hanno completato la ricerca ascoltano la Messa detta dal vescovo Josephus, figlio di Giuseppe di Arimatea che era sopravvissuto per anni grazie all'Ostia miracolosa del Graal. Al momento della consacrazione, "discendeva dall'alto una figura come di bimbo, il cui volto brillava e risplendeva come fuoco; essa entrava nel pane che prendeva forma umana sotto gli occhi dell'assemblea". In seguito, Josephus svanì e la compagnia "vide la figura di un uomo apparire dal sacro calice, svestito, con le mani, i piedi e il costato sanguinanti..." E' Gesù in persona che dà la Comunione ai cavalieri, e l'ostia ha un sapore meravigliosamente dolce. La scena riecheggia i miracoli eucaristici in cui Cristo si rivela nell'apparenza del pane. I prototipi pagani sono stati cristianizzati.

Ciononostante le alternative eterodosse hanno ancora i loro seguaci. Per essi una pietra miliare fu il libro di  Jessie L. Weston,  From Ritual to Romance (1920).  Sotto l'influenza di Golden Bough di Sir James Frazer (1890), Weston immaginò che il Graal derivasse dai riti di fertilità e dal folclore popolare così come dagli insegnamenti di misteriose religioni orientali, di Gnostici e Catari oltre che da eresie presenti fra i Cavalieri Templari.

Ma Loomis rigettò tutto quanto condannando pubblicamente "la suggestiva teoria della signorina Weston su un perduto culto misterioso portato da mercanti orientali dal mediterraneo in Britannia, e su segreti riti di iniziazione  praticati in epoche remote - una teoria screditata anche dall'assenza di qualsiasi riferimento a tali culti nella massa di testimonianze medievali di eresia." Loomis non dà peso ad un'origine provenzale (presumibilmente catara) per Parzival in quanto "assurda" e rifiuta i suoi cavalieri del Graal, i Templeisen, come veri Templari. Per Loomis, le leggende del Graal sicuramente non erano "le dottrine esoteriche di culti eretici" nè volevano essere una propaganda antipapale. Inoltre gli Gnostici e i Catari, antimaterialisti com'erano,  non avrebbero mai potuto vedere Cristo presente nell'Eucarestia.

Weston rese popolare anche l'idea dei quattro elementi del Graal (coppa,lancia,spada, pietra) che si sarebbero perpetuati nei semi delle carte dei Tarocchi (coppe, bastoni, spade, pentacoli) e poi nei semi delle comuni carte da gioco. Le screditate idee di Weston sono ancora popolari tra gli occultisti dei nostri giorni come Margaret Starbird che definisce i tarocchi come il catechismo cataro. Questo ignora comodamente la storia reale, in cui le carte dei tarocchi furono inventate all'inizio del 15° secolo in Italia come innocuo gioco - non come pratica occulta- e posticipa la comparsa delle carte da gioco di almeno 50 anni. Tutto questo non ha nulla a che vedere con i Catari o i Templari.

Il Graal come simbolo di conoscenza segreta affascinò anche Adolf Hitler. Il nazista affascinato dall'occulto mise 12 ufficiali delle SS come Cavalieri del Graal in un castello ricostruito a Vevelsburg, Vestfalia, dove i loro riti sinistri probabilmente includevano anche sacrifici umani.

I pagani e i neo-gnostici  vanno ancora matti per il Graal, ma l'interpretazione esoterica oggi dominante è quella promossa ne Il Codice Da Vinci di Dan Brown (2003). Brown afferma che il Graal sia il grembo di Maria Maddalena che portò il figlio di Gesù, stabilendo una discendenza di sangue sacro che ancora continua, e questa ricerca del Graal era una copertura per la ricerca del "divino femminino" perduto. Le affermazioni di Brown si basano in gran parte su  Holy Blood, Holy Grail, un saggio di pseudo-storia senza alcun fondamento di Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln (1982).

Al contrario di quanto asserisce Brown, sia dalla Scrittura che da fonti patristiche si evince chiaramente che i cristiani hanno sempre creduto alla divinità di Gesù - e non c'è nessuna evidenza di una relazione sessuale fra lui e la Maddalena (vedi il mio articolo “Dismantling The Da Vinci Code,” Settembre 2003, Crisis). Sebbene il Graal come calice sia femminile in senso freudiano, esso - dalla sua prima comparsa nella letteratura medievale- ha sempre contenuto la Santa Eucarestia.

Tuttavia l'unica persona che può asserire di essere un Graal vivente è Maria la madre di Dio, non Maria Maddalena. Con la gravidanza e con l'allattamento, la Santa Madre di Dio ha donato il suo sangue e il suo latte per farsi il Corpo e il Sangue di Cristo. Di conseguenza, essa è onorata con una litania di titoli che santificano la donna-che-contiene: Arca dell'Alleanza, Casa d'oro, Tabernacolo dell'eterna Gloria.... Questo Santo Graal fu assunto in cielo, tuttavia il calice e il ciborium di ogni messa sono veri Graal. E così a ciascuno di noi è concessa la grazia di essere Galahad, poiché la nostra ricerca terrena del Graal termina all'altare.

Il Graal secondo Suor Anna Katharina Emmerick

La mistica tedesca Anna Katharina Emmerick (1774-1824) è sulla ribalta in questi giorni per il contributo dato alla Passione di Cristo di Mel Gibson e per la sua imminente beatificazione. Le sue visioni di avvenimenti biblici pubblicate nelle opere La dolorosa passione di Nostro Signore Gesù Cristo (1833) e La vita di Gesù Cristo e rivelazioni bibliche (1858-60) contengono una descrizione unica del Santo Graal. Il termine Graal tuttavia non è mai usato poiché essa preferisce chiamarlo semplicemente il Calice dell'Ultima Cena.

Secondo Suor Emmerick il Calice fu consegnato a Noè da tre angeli mentre era al lavoro sull'arca. Esso conteneva un chicco di grano e un ramoscello di vite destinati a crescere dopo il diluvio. Noè usò il calice per pregare. Esso poi passò al suo primogenito, Sem, che lo portò in Mesopotamia da dove Melchisedek lo riportò ad Abramo. A questo punto, il Calice "aveva coppe a forma di piccole botti. Questi recipienti non erano nè d'oro nè d'argento,  ma trasparenti come se fossero stati fatti di pietre preziose." A questo punto, l'imponente calice "appariva come se fosse stato formato dalla natura e non da mano d'uomo." 

I patriarchi usavano il Calice e le coppe nei riti sacerdotali che prefiguravano la Messa e per comunicare la speciale benedizione di Dio ai loro eredi attraverso un "oggetto sacro" non ben definito . In seguito Mosè mise i recipienti e il misterioso "oggetto sacro" che il calice conteneva nell'Arca dell'Alleanza. Essi furono rimossi prima che Geremia nascondesse l'Arca avanti la distruzione di Gerusalemme ad opera di  Nebuchadnezzar. Gli Esseni difesero il Calice e lo riportarono al Secondo Tempio.

Un angelo portò l'oggetto sacro a S. Gioacchino prima del concepimento di Maria, ma il sacerdote del  tempio vendette l'antichissimo calice ad un antiquario. Santa Veronica lo comprò affinché Gesù lo usasse nelle feste religiose.

Al tempo dell'Ultima Cena, il Calice era " a forma di pera e di metallo bruno lucido rivestito d'oro." Era ora fornito di manici e di una base di "oro vergine, il bordo circondato da un serpente," decorato con pietre preziose e con un motivo a forma di uva. Il Calice, che conteneva un piccolo vaso ed era coperto da un piatto, stava su un vassoio liscio che celava una piccola lapide ed era provvisto di cucchiaio, coperte di lino e un astuccio di pelle. "Solo Gesù sapeva di che cosa era fatto".

Il Calice rimase in custodia alla Chiesa primitiva ed è ancora custodito in qualche luogo. Suor Emmerick ha predetto che esso "verrà alla luce come era una volta".
 

Sandra Miesel è coautrice insieme a  Carl Olson di The Da Vinci Hoax (Ignatius, 2004).

 

 


 


Tutto il materiale qui presente è copyright dell'autore (o degli articolisti firmatari dei pezzi, in caso di altrui articoli) in base alla normativa sindacale sul giornalismo.©